Tuesday, 29 July 2014
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Paracelso e la chimica che cura

Molto prima che Samuel Hahnemann (1755-1843) desse ufficialmente vita a quella discussa (e scientificamente molto discutibile) disciplina che è l’
omeopatia, il principio che il simile cura il simile era nato nella testa di Philippus Aureolus Paracelsus (1493-1541), il medico svizzero che avrebbe osato sfidare le teorie di Galeno, sostenendo altresì il valore dell’esperienza, dello studio della natura e dell’osservazione – oltre che del sapere – per curare i malati. Non a caso infatti avrebbe viaggiato e studiato a lungo, in giro per l’Europa, mescolando spesso teorie astronomiche (e astrologiche) a quelle mediche: “Qualsiasi cosa che la teoria astronomica ha sondato in profondità studiando gli oggetti planetari e le stelle …può essere anche applicata al firmamento del corpo”diceva infatti. Era nato il primo maggio 1493 (o forse nel 1494, la data non è chiara) a Einsiedeln, e la passione per la medicina fu – per così dire – un carattere ereditario. Il padre infatti era medico, e fu proprio a lui che toccò la prima educazione del piccolo

Paracelso, nato a onor del vero come Theophrastus Bombastus von Hohenheim. Sarebbe stato lo stesso medico a cambiarsi il nome da adulto, volendo con questo, in modo tutt’altro che modesto, sottolineare di essere sullo stesso piano – vicino (parà) – a illustri figure del passato, come quella del medico romano Aulo Cornelio Celsio. Studiò prima a Basilea, a Vienna e poi all’Università di Ferrara (anche se non è certo che ottenne davvero il titolo di dottore), cominciando la carriera che lo avrebbe visto ora come medico militare in Danimarca e a Venezia, ora come insegnante a Tubinga e Basilea, guadagnandosi una fama non sempre benevola. Se infatti molti riconoscevano in Paracelso la figura del guaritore, del medico moderno che abbandonata l’ alchimia pura per la chimica medica, riconoscendo che esistono rimedi specifici per ogni singola malattia, molti lo vedevano solo come un profanatore delle idee di Galeno, in rottura con il pensiero classico. Alle teorie aristoteliche del fuoco, dell’aria, della terra e dell’acqua, Paracelso aggiunse infatti le sue, secondo cui tutte le cose erano costituite di tre elementi principali – mercurio, sale e zolfo – e che le diverse malattie potevano essere ricondotte ad anomalie nel loro equilibrio. Ma in modo definito e localizzato nel corpo (con le febbri viste come malattie solforose, o eruzioni cutanee come disturbi salini, per esempio), e non – come sosteneva Galeno – un generico squilibrio negli umori corporei.

Secondo il medico ogni organo era guidato da uno spirito interno che lo manteneva in salute (un principio al quale si riferiva come archeus). Al medico spettava il ruolo di ristabilire la salute nel caso in cui la funzione dell’ archeus fosse stata compromessa, magari utilizzando un composto simile a quello che aveva causato la malattia, nella logica che ciò che ammala può anche guarire. Proprio come anni dopo avrebbe sostenuto Hahnemann, il fondatore dell’ omeopatia.

Paracelso contribuì insomma in modo fondamentale alla nuova visione del medico alchimista, avvicinandosi alla chimica vera e propria, che diventava sempre più la via per trovare nuovi rimedi contro nuove malattie (per questo è considerato tra i capostipiti della iatrochimica). Morì nel 1541, dopo aver trascorso gli ultimi anni da mendicante, prestando assistenza ai malati divorati dalla peste.

Fonte : Wired.it

www.bartoloilliano.com/paracelso-e-la-chimica-che-cura-.html
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