Cosa sono i Bitcoin?

Bitcoin è una moneta elettronica creata nel 2009 da un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, sviluppando un’idea dello stesso autore presentata su Internet a fine 2008. Il nome Bitcoin si riferisce anche al software open source progettato per implementare il protocollo di comunicazione e la rete peer-to-peer che ne risulta. Convenzionalmente, il termine Bitcoin maiuscolo si riferisce alla tecnologia ed alla rete mentre il minuscolo bitcoin si riferisce alla valuta in sé.[2]

A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin.

La rete Bitcoin consente il possesso ed il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari ad utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più personal computer sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili ad una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso Internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. La struttura peer-to-peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile per qualunque autorità, governativa o meno, di bloccare la rete, sequestrare bitcoin ai legittimi possessori o di svalutarla creando nuova moneta.

Bitcoin è una delle prime implementazioni di un concetto definito criptovaluta, descritto per la prima volta nel 1998 da Wei Dai su una mailing list.

Bitcoin si basa sul trasferimento di valuta tra conti usando crittografia a chiave pubblica. Tutte le transazioni sono pubbliche e memorizzate in un database distribuito (Blockchain) che viene utilizzato per confermarle ed impedire la possibilità di spendere due volte la stessa moneta.

Indirizzi (Wallet Address)

Ogni persona che partecipa alla rete Bitcoin possiede un portafoglio che contiene un numero arbitrario di coppie di chiavi crittografiche. Le chiavi pubbliche, o “indirizzi bitcoin”, fungono da punti d’invio o ricezione per tutti i pagamenti un pò come gli iban dei conti bancari. La corrispondente chiave privata autorizza il pagamento solo all’utente proprietario di una certa moneta. Gli indirizzi non contengono informazioni riguardo ai loro proprietari ed in genere sono anonimi.[18] Gli indirizzi in forma leggibile sono sequenze casuali di numeri e cifre lunghe in media 33 caratteri, che cominciano sempre per 1, della forma 175tWpb8K1S7NmH4Zx6rewF9WQrcZv245W. Gli utenti possono avere un numero arbitrario di indirizzi Bitcoin, ed infatti è possibile generarne a piacimento senza nessun limite in quanto la loro generazione costa poco tempo di calcolo (equivalente alla generazione di una coppia di chiavi pubblica/privata) e non richiede nessun contatto con altri nodi della rete. Creare una nuova coppia di chiavi per ogni transazione aiuta a mantenere l’anonimato.

Transazioni

I bitcoin contengono la chiave pubblica del loro proprietario (cioè l’indirizzo). Quando un utente A trasferisce della moneta all’utente B rinuncia alla sua proprietà aggiungendo la chiave pubblica di B (il suo indirizzo) sulle monete in oggetto e firmandole con la propria chiave privata.[25] Trasmette poi queste monete in un apposito messaggio, la “transazione”, attraverso la rete peer-to-peer. Il resto dei nodi validano le firme crittografiche e l’ammontare delle cifre coinvolte prima di accettarla.

La catena dei blocchi e le conferme (La Blockchain)

La catena principale (in nero) consiste nella serie più lunga di blocchi dal primo (in verde) fino al blocco corrente. I blocchi orfani (in viola) esistono al di fuori della catena principale.

Per impedire la possibilità di utilizzare più volte la stessa moneta, la rete implementa quella che Satoshi Nakamoto descrive come un “server di marcatura oraria peer-to-peer”,[26], che assegna identificatori sequenziali ad ognuna delle transazioni che vengono poi rafforzate nei confronti di tentativi di modifica usando l’idea di una catena di proof-of-work (mostrate in Bitcoin come “conferme”).

Ogni volta che viene effettuata una transazione, essa parte nello stato di “non confermata”; diventerà “confermata” solo quando verificata attraverso una lista di marcatura oraria gestita collettivamente di tutte le transazioni conosciute, la “catena dei blocchi”.

In particolare, ogni nodo “generatore” raccoglie tutte le transazioni non confermate che conosce in un “blocco” candidato, un file che, tra le altre cose,[27] contiene un hash crittografico del precedente blocco valido conosciuto a quel nodo. Prova poi a riprodurre un hash di quel blocco con determinate caratteristiche, uno sforzo che richiede in media una quantità definibile di prove da dover effettuare. Quando un nodo trova tale soluzione la annuncia al resto della rete, i peer che ricevono il blocco ne controllano la validità prima di accettarlo e poi aggiungerlo alla catena.

Quando una transazione viene ammessa per la prima volta in un blocco, riceve una conferma. Ogni volta che al di sopra di quel blocco vengono creati altri blocchi figli ad esso collegato, riceve un’altra conferma. Quando il blocco contenente la transazione raggiunge sei conferme, ovvero vengono creati sei blocchi collegati ad esso, il client Bitcoin cambia stato alla transazione portandola da “non confermata” a “confermata”. La motivazione dietro a questa procedura è che ad ogni conferma della transazione, ovvero ad ogni nuovo blocco che viene creato al di sopra del blocco con la transazione stessa, risulta via via più difficile e costoso annullare la transazione. Un ipotetico attaccante, per annullare una transazione con un certo numero di conferme, dovrebbe generare una catena parallela senza la transazione che desidera annullare e composta da un numero di blocchi pari o superiore alle conferme ricevute dalla transazione.

Ne consegue che la catena dei blocchi contiene lo storico di tutti i movimenti di tutti i bitcoin generati a partire dall’indirizzo del loro creatore fino all’attuale proprietario.[28] Quindi, se un utente prova a riutilizzare una moneta che ha già speso, la rete rifiuterà la transazione in quanto la somma risulterà già essere spesa.

Nakamoto ha progettato il sistema in modo che, nonostante il database aumenti di dimensioni nel tempo, sia possibile averne una versione ridotta che riguardi nel dettaglio solo alcune transazioni, ma che rimanga completamente verificabile in modo indipendente. Ad esempio, per un utente privato potrebbe essere interessante avere la catena dei blocchi con le sole transazioni che lo riguardano. Oppure, potrebbe essere desiderabile ripulire dal database tutte le transazioni le cui somme in uscita sono già state utilizzate in altre transazioni, diminuendone di molto le dimensioni.

Costi di transazione

Visto che i nodi non hanno l’obbligo di includere le transazioni nei blocchi che generano, chi invia bitcoin potrà volontariamente pagare una tassa di trasferimento. Facendo questo la velocità di trasferimento aumenterà e offrirà un incentivo agli utenti per tenere attivi i nodi, specialmente quando la difficoltà per generare bitcoin aumenterà o se la quantità di premio per blocco decrescerà nel tempo. I nodi collezionano le tasse di transazione associate a tutte le transazioni presenti nel loro blocco dedicato.[18]

Bitcoin sui media

Bitcoin è stato menzionato in siti di ampia visibilità come Slashdot o la rubrica tecnica del Time. Anche l’Agenzia ANSA ha dato risalto all’ascesa dell’utilizzo, della diffusione e del valore del bitcoin

L’episodio 13 della terza stagione di The Good Wife è dedicato ai bitcoin.

Ampio risalto ha avuto sui media internazionali l’annuncio che il colosso dei blog Automattic ha adottato, a partire dal 15 novembre 2012, la cryptovaluta come metodo di pagamento per sfuggire al blocco di più di 60 paesi adottato da PayPal e dalle carte di credito.

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