Chi ha inventato il linoleum?

Non aveva studiato né chimica né ingegneria, eppure mise la firma su un’invenzione degna dei migliori professionisti del settore. Per farlo gli era bastata l’esperienza, mescolata a una buona dose di spirito d’osservazione. L’invenzione del
linoleum infatti – il più conosciuto tra i
pavimenti resilienti, ovvero dotati di maggiore flessibilità rispetto a quelli tradizionali – fu suggerita a
Frederick Walton, morto novantaquattrenne il
16 maggio 1928, da quanto aveva avuto modo di osservare più volte nel suo laboratorio inglese, nei pressi di Manchester.

Più che di un laboratorio si trattava una bottega artigiana, dove lui, insieme al fratello, si occupava di realizzare spazzole di tutti i tipi, da quelle usate per pulire i vestiti a quelle per lucidare il manto dei cavalli. Fu in mezzo a tutte quelle
spazzole che nacque l’idea per un nuovo tipo di pavimento, come avrebbe ricordato lo stesso Walton:
“C’era un vaso di vernice nel mio laboratorio, e come al solito si era formata in superficie una pellicina di olio secco, e mi venne in mentre che avrei potuto utilizzarla come un materiale resistente all’acqua, simile alla gomma indiana”. Quell’olio ossidato nel vaso di vernice era a base di
semi di lino, e Walton per prima cosa cercò il modo di produrne in grande quantità. Fu così che mise a punto un metodo ingegnoso per produrre l’
olio di lino ossidato, gommoso, ma più spesso del velo che si formava sopra la vernice.

Per farlo costruì una serie di serbatoi e li riempì di olio di lino. Una volta al giorno, regolarmente, un telaio veniva immerso nell’olio riscaldato e quindi lasciato a seccare. Ripetendo il processo più volte, nel giro di poco tempo si riusciva a formare uno strato abbastanza spesso di olio ossidato, flessibile e resistente all’acqua e al calore, caratteristiche che facevano di quel materiale un vero concorrente della
gomma indiana (o caucciù), al tempo impiegata in vari campi, soprattutto dopo la scoperta del processo di
vulcanizzazione.

Per assurdo fu proprio il successo di quest’ultima a fare la fortuna del prodotto dell’inventore inglese. Tutti infatti cercavano la gomma indiana – Walton stesso la usava nella sua bottega – ma i prezzi aumentavano e per l’inventore fu relativamente facile piazzare il suo materiale. Per esempio sostituendolo alla gomma nel
Kamptulicon, un pavimento in cui veniva mescolato a polvere di sughero.

Nasceva così il
linoleum (nome che il suo inventore scelse mescolando insieme le parole
lino e
olio) che nel brevetto di Walton del 1863 veniva descritto in questo modo:
“Questa invenzione ha per oggetto il miglioramento della produzione dei tessuti per il rivestimento dei pavimenti e di altre superfici…Tele o altri supporti tessili resistenti sono rivestiti in superficie con una composizione di olio ossidato, polvere di carbone e gomma o resina, preferendo quella di Kauri o della Nuova Zelanda, dopo di che queste superfici sono pressate, pitturate, scolpite o ornate in altro modo…”. Da allora, il processo di
produzione del linoleum non è cambiato granché.

Come era stato per il
Kamptulicon, presto Walton sostituì la polvere di carbone con quella di
sughero, dando vita a un prodotto che nel giro di pochi anni conquistò prima l’Europa e gli Stati Uniti. Cominciarono infatti a nascere ovunque fabbriche della produzione del
pavimento verde (perché realizzato con elementi naturali), che grazie alla sua resistenza, flessibilità e comodità di pulizia avrebbe fatto da protagonista in
scuole e
ospedali.

(Credits per la foto: Little Blue Wolf Productions/Corbis)

 

Fonte : Wired.it

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