Google, quali governi chiedono di censurare?

Video legati al
terrorismo, blog offensivi di figure pubbliche, discussioni politiche e persino le immagini di un uomo che urina sul suo passaporto prima di gettarlo nel water. Questi sono solo alcuni dei contenuti oggetto delle oltre mille richieste di
censura arrivate a
Google da luglio a dicembre 2011, alcune accordate (più della metà circa), altre no. Un dato che arriva direttamente dal
Global Transparency Report rilasciato dal colosso di
Mountain View.

Scendendo nel merito delle richieste, Google
fa sapere che delle mille arrivate a Mountain View 467 erano ordini giuridici per la rimozione di più di 7mila contenuti, mentre per 561 si trattava di richieste informali, che chiedevano la censura di quasi 5mila contenuti (in tutto, quelle provenienti dall'Italia sono state 28, per l'eliminazione di circa 100 contenuti). Alcune richieste sono state accolte, altre invece sono rimaste disattese.

Tra i contenuti rimossi, scrive la
Bbc, ci sarebbero circa 640
video oscurati perché ritenuti promuovere comportamenti
terroristici, come richiesto dalla Association of Chief Police Officers britannica. Atto accompagnato anche dall'oscuramento dei cinque account correlati. E ancora: bloccati in
Thailandia 149 video ritenuti offensivi della monarchia (atto perseguibile nel paese), ed accolte circa la metà delle richieste
Usa per la censura di contenuti giudicati minacciosi e molesti, come riporta
Cnet.

Mentre tra le richieste disattese ci sarebbero quelle proveniente dalla
Spagna, che chiedeva l'oscuramento di 270 risultati di ricerca legati a
blog e articoli ritenuti lesivi nei confronti di figure pubbliche. Così come negata è stata la richiesta da parte delle autorità canadesi di eliminare il video del tipo che urina sul passaporto.

In totale circa il 65% delle richieste provenienti dai giudici sono state accolte, e il 47% per le altre. Un dato preoccupante, soprattutto considerando le richieste relative alle
espressioni politiche, come
spiega
Dorothy Chou, policy analyst di Google:
“Sfortunatamente quello che abbiamo visto negli ultimi due anni è preoccupante, e oggi non è cambiato. Quando abbiamo cominciato a diffondere questi dati, nel 2010, abbiamo notato che le agenzie governative di diversi paesi a volte ci chiedevano di rimuovere contenuti politici che i nostri utenti avevano postato sui nostri servizi. Speravamo fosse un'anomalia. Adesso sappiamo che non lo è”. Ma non solo, continua Chou:
“È allarmante non solo perché è a rischio la libertà di espressione, ma perché alcune di queste richieste arrivano da paesi che non sospetteresti – democrazie occidentali di solito non associate con la censura”.

 

Fonte : Wired.it

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