I vortici nascosti del Mediterraneo

La ricerca sui neutrini ha permesso la scoperta di vortici negli abissi del
Mar Mediterraneo orientale, fenomeni del tutto inusuali alle grandi profondità a cui sono stati osservati. Grazie a un progetto di ricerca sui neutrini dell’
Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) è stato infatti possibile osservare per la prima volta nel Mediterraneo la presenza di
catene di vortici marini alla profondità di oltre tremila metri: grandi strutture d’acqua del diametro di circa dieci chilometri, lentamente in moto alla velocità di circa tre centimetri al secondo.

Come si legge su
Nature
Communications, la scoperta è opera di un gruppo di ricercatori dell'Infn di Roma e Catania e dei Laboratori Nazionali del Sud. Le misure oceanografiche svolte nell’ambito dell'esperimento
Nemo (Neutrino Mediterranean Observatory), progetto che prevede la realizzazione di un apparato strumentale per la rivelazione su fondali oceanici del passaggio di neutrini di alta energia provenienti dallo Spazio profondo, hanno indagato il mar Ionio a una profondità di 3.500 metri.

"Lo scopo di Nemo – spiega
Antonio Capone dell’
Infn –
è riuscire a vedere il risultato delle interazioni dei neutrini, che sono particelle che interagiscono molto poco e quindi hanno bisogno di tanta materia per dare luogo a qualche evento che produca particelle elementari che provino il loro passaggio". I dispositivi dell’esperimento Nemo sono collocati in fondo al mare in modo che l’acqua funzioni da
schermo rispetto ai raggi cosmici, le cui interazioni con la strumentazione potrebbero fornire dei
falsi positivi mentre si dà la caccia ai neutrini. E' stata così posizionata una serie di strumenti per la misura delle correnti e della temperatura, raccogliendo lunghe serie temporali annuali di dati.

L’analisi di questi dati ha messo in luce la presenza di catene di
vortici marini profondi che la comunità oceanografica non si attendeva in un bacino chiuso come il Mediterraneo.
"Si tratta di vortici che a quella profondità non si sono mai visti. Potrebbero essere arrivati lì da lontano, come se fossero stati trasportati da una sorta di fiume sottomarino e in questo senso possono dirci qualcosa sia sull’acqua del luogo da cui provengono, sia sulle caratteristiche del clima che ha prodotto questi spostamenti, assumendo grande importanza nell’ambito dello studio delle variabilità climatiche del Mar Mediterraneo", aggiunge Angelo Rubino, oceanografo, che insieme ai suoi colleghi dell’
Università Ca’ Foscari di Venezia ha analizzato i dati di corrente, temperatura, densità, pressione delle acque osservate da Nemo. Ma se questi vortici sono assolutamente inediti per gli abissi del Mediterraneo, non lo sono per l’Atlantico, per esempio.

Quando le acque del Mediterraneo superano lo stretto di
Gibilterra, infatti, si vanno a inabissare nell’Oceano Atlantico formando vortici lentiformi a circa 1.500 metri di profondità, perché le acque del nostro mare hanno una densità maggiore.
"Un fenomeno di questo genere potrebbe essersi verificato anche nel caso del sistema Adriatico-Mediterraneo – spiega Giueppe Manzella, oceanologo dell’
Enea –
durante lo scorso inverno, infatti, si sono formate nell’Adriatico delle acque più dense, che quindi tendono a inabissarsi verso il fondo del mare. Queste acque più pesanti
, una volta uscite dal bacino Adriatico, probabilmente si sono disposte secondo una configurazione lenticolare, che solitamente è dello spessore di poche centinaia di metri, e hanno cominciato a ruotare per effetto della rotazione terrestre ma anche in seguito alla dinamica della stessa uscita dal bacino. Si tratta di fenomeni che, normalmente, possono sopravvivere qualche mese prima di disperdersi e che rappresentano per il mare un elemento di vitalità, dato che portano con sé delle quantità supplementari
 di ossigeno".
Di questi vortici, comunque, non è stata ancora chiarita l’origine: potrebbe essere locale, ma gli autori della ricerca non escludono un’origine remota legata a processi di instabilità fluidodinamica nelle acque dell’Adriatico, come è stato spiegato, o anche del
Mar Egeo: questi processi darebbero appunto luogo a strutture rotanti e lentiformi in grado di percorrere centinaia di chilometri senza perdere le loro caratteristiche dinamiche e idrografiche.

(Credit per la foto: Getty Images)

 

Fonte : Wired.it

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