Il poliedrico Leon Battista Alberti

Tra gli innumerevoli ruoli ricoperti da
Leon Battista Alberti – fu architetto, pittore, crittografo (suo è infatti un
disco cifrante per messaggi in codice), disegnatore di mappe, filosofo, matematico e umanista – ci fu spazio anche per quello del
falsario.
Si racconta infatti che l’artista rinascimentale – morto il
25 aprile 1472 – fosse così padrone della
lingua latina da far passare uno dei suoi scritti come un autentico testo dell’antica Roma. Ma il latino – che gli fu assai comodo negli anni trascorsi alla corte papale a illustrare vite di santi e martiri – non sarebbe stata l’unica lingua in cui avrebbe composto i suoi testi, preferendole spesso il
volgare, considerandolo più al passo coi tempi.

Era nato a Genova nel 1404, figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, sotto la cui tutela e guida avrebbe cominciato sin da piccolo a viaggiare, interessandosi pressoché di tutto, studiando le materie umanistiche quanto quelle scientifiche come la matematica e la fisica.
Si dice che fosse stato proprio l’insegnamento precoce dei numeri ricevuto dal padre a temprare lo spirito dell’Alberti una volta adulto, portandolo alla continua ricerca di
regole e
ordine, nei diversi campi in cui mise lo zampino. E furono molti, a cominciare dalla geometria.

Qui il legame con la matematica era stretto, ma l’interesse per questa scienza fu soprattutto artistico. Nel suo trattato
De Pictura (poi scritto anche in italiano) del 1434 infatti l’Alberti definì, tra l’altro, le regole della
prospettiva geometrica, che il Brunelleschi (cui dedicò l’opera) aveva contribuito a far conoscere. Gli avrebbero fatto seguito il
De Statua e il
De Re Aedificatoria, dedicati rispettivamente alla scultura e all’architettura.

Il suo interesse di divulgatore non riguardò però solo la sfera artistica, ma anche quella sociale e dal più vasto pubblico, tanto da scrivere, stavolta, in volgare: nel 1441 completava infatti il trattato
Della famiglia, in cui l’Alberti, abbandonate sculture e travi per qualche tempo, si lanciava in un’analisi su matrimonio, educazione della prole e gestione della vita famigliare, confrontando sotto forma di dialogo le antiche credenze e tradizioni al pensiero moderno.

Lungi dal rimanere soltanto un intellettuale, in giro prima per i colti ambienti di Venezia, Padova e Bologna, poi al seguito della corte papale (come sorta di segretario), l’Alberti avrebbe lasciato la sua firma anche su monumenti importanti. È il caso delle facciate della chiesa di
Santa Maria Novella, che l’artista contribuì a completare, e del
Palazzo Rucellai, sempre a Firenze. Sue sono anche la
chiesa di San Sebastiano e la
Basilica di Sant’Andrea a Mantova, per citare solo alcune delle sue opere.

Se non bastasse tutto questo a fare di Leon Battista Alberti un
uomo universale, in linea al pensiero rinascimentale, basti ricordare che l’artista fu anche
cartografo, disegnando terre, mari e coordinate al seguito di Paolo Toscanelli, quello – per capirci – che fornì le mappe niente meno che a
Cristoforo Colombo.

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