La prima sonda su Venere

Quando
Venera 4 lasciò la base di Baikonur la mattina del
12 giugno 1967, la speranza era che – una volta giunta a destinazione – potesse riferire indizi di
vita extraterrestre su Venere. Speranza destinata a durare lo spazio di un mattino, visto che già
Mariner 2 aveva inviato a terra dati non troppo confortanti sulle condizioni del pianeta: passando nei pressi di Venere nel 1962, la sonda aveva registrato una temperatura decisamente troppo alta (intorno ai 425°C) per ospitare la vita, almeno per come la si conosceva quaggiù. Forse però ai poli venusiani faceva più freddo, e dunque qualche forma di vita poteva essersi adattata.

La missione
Venera 4, parte dell'omonimo
programma sovietico partito nel 1961, aveva come obiettivo proprio quello di studiare le caratteristiche dell'
atmosfera del pianeta. Un compito portato a termine con successo, a dispetto della catastrofica fine cui la sonda andò incontro. Si sarebbe infatti distrutta il 18 ottobre 1967, a circa 25 chilometri dalla superficie venusiana, dopo 93 minuti di attività durante i quali gli
strumenti a bordo inviarono a terra dati preziosi.

Per svelare tutti i segreti del pianeta gli scienziati sovietici avevano caricato a bordo due
termometri, un barometro, un altimetro, un sistema per misurare la densità atmosferica, analizzatori per 11 gas, un magnetometro, un detector di
raggi cosmici, rivelatori per ossigeno, idrogeno e particelle cariche e trasmettitori radio.

L'entusiasmo quando i dati cominciarono ad arrivare sulla Terra era giustificato: per la prima volta un oggetto spaziale riusciva a determinare in diretta la composizione atmosferica di un
pianeta. E quella analizzata da Venera 4
contava soprattutto
anidride carbonica (le misurazioni delle
sonde successive confermarono come l'altro elemento più abbondante fosse l'azoto). Furono rivelati inoltre un debole campo magnetico e una pressione atmosferica circa 75 volte quella terrestre (aggiornata col tempo a 92 volte quella del nostro pianeta). Proprio questo, insieme alla temperatura venusiana – intorno ai 500°C, ancora più alta di quella rivelata a suo tempo da Mariner 2 e oggi stimata in media a circa 460°C – furono con molta probabilità le cause della fine precoce della missione.

Ma nell'ottobre del 1967 Venera 4 non fu l'unica sonda a visitare il pianeta. Appena il
giorno dopo l'incontro con la navicella sovietica, Venere venne avvicinata (si fa per dire: a circa 4100 km di distanza) da
Mariner 5, la missione Nasa che avrebbe confermato il lavoro dei sovietici sulle temperature e la pressione del pianeta.

Venera 4 sarebbe entrata nella storia delle esplorazioni spaziali, meritandosi un posto speciale all'interno del programma, perché aveva permesso di dimenticare i fallimenti di Venera 1, 2, 3.

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Fonte : Wired.it

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