Lavorare come libero professionista per alcuni è un sogno, per altri un incubo.

Lavorare come libero professionista per alcuni è un sogno, per altri un incubo.

Per me è stata la conseguenza naturale di una scelta, quella di credere in un’idea da realizzare concretamente: aprire un’agenzia per la realizzazione di siti web. Nonostante le soddisfazioni professionali, non sempre è facile conciliare la vita lavorativa con quella famigliare…

Come dicevo, sono un webmaster e, come molti altri colleghi, lavoro spesso da casa. Quando voglio darmi delle arie dico che “svolgo un’attività totalmente delocalizzata, da un home office”, Il grosso rischio insito nella vita da libero professionista è infatti l’estrema difficoltà nel separare la vita lavorativa da quella famigliare. Se da un lato questa professione mi ha concesso il privilegio di avere tempo libero quando ne avevo bisogno, dall’altro sono obbligato molto spesso a tirare fino a tardi per rispettare consegne urgenti, magari lasciando freddare il piatto in tavola. Comunque sia, dopo anni trascorsi a lavorare in aziende da multinazionali/medie imprese e piccole attività di paese spesso ubicate all’altro capo della città, se non della regione in cui vivo, costretto ad affrontare il caotico traffico mattutino perdendo tempo, salute e incrementando notevolmente il mio livello di stress, il piacere di avere la postazione di lavoro a 2 minuti dal letto è semplicemente impagabile.

Certamente, per poter rendere al meglio ed essere produttivo un libero professionista che non necessita di un ufficio deve imporsi una disciplina piuttosto rigida. O perlomeno provarci. Ciò significa separare – soprattutto mentalmente – i due ambiti: casa e ufficio. Una volta nello studio di fronte al computer, va chiusa la porta e ci si dedica all’attività pertinente (nel mio caso la realizzazione di grafiche, programmi speciali o di campagne pubblicitarie per creare vendita di servizi tramite internet) Le interruzioni inevitabili vanno gestite in modo snello, ad esempio liquidando seccamente i venditori porta a porta, o non rispondendo alle chiamate provenienti dagli operatori di telefonia. Quando il resto della famiglia è in casa, è necessario chiarire bene che la propria presenza non equivale a disponibilità assoluta. Di solito questo concetto non viene recepito immediatamente dai famigliari conviventi, per i quali “lavorare da casa” è un ossimoro. Tuttavia, per raggiungere e mantenere la concentrazione questa separazione di ruoli è imprescindibile. Per agevolare le cose, si dovrebbe cercare di seguire un orario il più possibile simile a quello di ufficio, in modo che la routine quotidiana di un lavoratore da casa non sia poi così dissimile da quella di un qualunque impiegato, anche se bisogna mettere in conto qualche saltuaria corvée in notturna per accontentare il cliente di turno.

Un altro elemento che vale la pena sottolineare è l’altalenanza del flusso degli incarichi. Un libero professionista ,soprattutto all’inizio della sua carriera professionale, alterna periodi di intensa attività a momenti di stanca. Anche questo aspetto a volte viene frainteso dai familiari, i quali ad ogni calo delle richieste intravedono lo spettro del fallimento. Il loro schema mentale è ancorato alla concezione del lavoro sicuro, fisso, stabile. Ma un vero professionista sa approfittare di questi momenti “morti”: è l’occasione giusta per pianificare l’attività, affinare i propri strumenti e studiarsi qualche nuovo linguaggio di programmazione o anche per procacciare nuovi clienti, per seguire corsi di formazione o semplicemente per dedicare un po’ di tempo a se stessi dopo aver lavorato senza sosta nel periodo “caldo”.

Già, perché un altro rischio è quello di perdere la concezione del tempo e trascorrere davanti al computer molte più ore del dovuto. Spesso è il proprio corpo che lancia segnali d’allarme, sotto forma di dolori articolari, bruciori agli occhi, mal di testa. Allorché si ricorda che tutte le buone abitudini di igiene del lavoro (alzarsi frequentemente, sgranchirsi le gambe, fare un po’ di stretching, riposare la vista lontano dallo schermo, prendere una boccata d’aria, disporre di una postazione ergonomicamente corretta, ecc.) sono lì per essere rispettate. Eppure, come spesso accade, conosciamo la teoria alla perfezione ma facciamo fatica a metterla in pratica. In questo caso basta investire i proventi di un progetto in un abbonamento a una palestra, anche se – di sicuro – si fornirà su un piatto d’argento una nuova scusa ai propri famigliari: “Che bella la vita, adesso si è anche iscritto in palestra!”

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