Open data italiani, dove trovarli

Il mercato degli
open data potrebbe valere per il Vecchio Continente ferito qualcosa intorno ai
40 miliardi di euro all'anno, come 
ha comunicato l'Unione europea lo scorso dicembre. In Italia, l'ultima regione in ordine di tempo ad aver
sposato la buona pratica è il
Lazio (
qui l'intervista della nostra blogger Flavia Marzano al presidente della Commissione Consiliare Sviluppo Economico Giancarlo Miele): è stata approvata a fine maggio la
proposta di legge
Disposizioni in materia di dati aperti e riutilizzo di informazioni e dati pubblici e iniziative connesse che prevede
"l'accesso in formato digitale delle informazioni concernenti la massima parte possibile dell'azione amministrativa" e ne incoraggia il
"riutilizzo anche per finalità diverse da quelle per cui tali informazioni sono state acquisite ed elaborate".

Il prossimo passo sarà l'apertura di un
portale dedicato e il formato di pubblicazione sarà probabilmente quello dei

Linked Open Data, classificazione semantica che permette l'incrocio e la connessione delle informazioni con caratteristiche comuni (geografiche, per esempio). In questo modo, chi vuole sviluppare applicazioni di pubblica utilità, vedi i progetti di
AppsforItaly, può sfruttare database differenti.

Quanti sono, ci siamo chiesti, i dati disponibili in Italia con i quali mettersi eventualmente a smanettare? Secondo il sito
Dati.gov.it, al momento sono più di
2.700 i
dataset consultabili, dato aggiornato a giugno, e da marzo si procede con un tasso di crescita del 40%. Nell'
infografica relativa alla situazione geografica sono
Piemonte,
Lombardia,
Emilia-Romagna,
Sardegna,
Sicilia e
Veneto a distinguersi a livello regionale. La
mappa del presidente dell'associazione italiana per l'Open Government, Ernesto Belisario, evidenzia proposte di legge in discussione in Campania, Puglia, Umbria e Basilicata. Il Friuli Venezia Giulia è a metà strada,
spiega Belisario, con una "disposizione di puro principio, nell'ambito della legge sul sistema informativo regionale". Otto, tornando alla rilevazione di dati.gov.it, i comunisegnalati:
Torino,
Bologna (in beta),
Faenza,
Firenze,
Pavia,
Pioltello,
Rimini (beta),
Udine. Il peso dei dati muta di situazione in situazione, un esempio di progetto strutturato è quello del precursore capoluogo piemontese, con informazioni su territorio, attività commerciali, sicurezza, servizi, viabilità, sanità, educazione e pubblica sicurezza.

Da aggiungere alla lista

L'Aquila, che mette a disposizione sul portale del
commissariato per la ricostruzione i dati aggiornati sulla rimozione delle macerie, sul numero di sfollati, sugli interventi effettuati e, a breve, una lista pubblica delle imprese che non hanno alcun legame con la mafia. Il Comune di
Milano
ha annunciato a metà marzo interventi previsti per i tre mesi successivi e dovrebbe iniziare a liberare le informazioni su trasporti e ambiente proprio in queste settimane. L'occhio di riguardo è in direzione dell'
Expo e del supporto che gli sviluppatori potranno dare alla mobilità sotto sforzo del capoluogo lombardo. Da segnalare, fra le risorsi tricolori disponibili, la mole di informazioni messa a disposizione
dall'Istat, l'
iniziativa dell'Enel e
quella del Cnr. E ancora, l'Istituto nazionale di geofisica
presenta la situazione dei terremoti, Formez
tiene il dito premuto sul polso della Pubblica amministrazione e
OpenPolis fa le pulci alla politica nostrana.

Per individuare qualche iniziativa a livello statale bisogna bussare al ministero dell'Istruzione, che con il progetto
Scuola in chiaro ha iniziato un percorso che dovrebbe concretizzarsi nell'
Agenda digitale italiana, testo atteso per il 30 giugno. Facendosi
direttore d'orchestra, il governo potrà dare un senso ulteriore e organico alle iniziative citate in un'ottica di utilità e crescente trasparenza

(Credit per la foto: Corbis)

 

Fonte : Wired.it

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