Twitter, ecco le aziende con i follower fasulli

Sembra fasullo fino al 45% dei follower Twitter delle grandi aziende e cioè sarebbero sistemi automatici (“bot”), non persone vere. È il risultato di una ricerca (la versione completa la trovi in allegato in fondo alla pagina) che Wired.it può anticipare, curata da Marco Camisani Calzolari, docente di Comunicazione Aziendale e Linguaggi Digitali alla Iulm di Milano. In testa alla classifica delle aziende che con più follower fasulli troviamo, nella ricerca di Camisani Calzolari, Ikea Italia, Vodafone, 3 Italia, Nokia Italia, la Treccani e altri.

Camisani Calzolari aveva denunciato il problema nelle scorse settimane, ricordando che è possibile comprare 20mila follower “fasulli” per 20 dollari e che analogamente sul web c’è un mercato di like di Facebook un tanto al chilo. Camisani Calzolari è stato poi travolto da critiche, persino “minacce” (ha riferito lui stesso su Twitter) da parte delle aziende specializzate in questa compravendita social.

Ora presenta questo studio per capire quanti bot (a pagamento o meno) si trovano su Twitter. Si è servito di un software, creato da The Fool, per analizzare il comportamento dei follower delle aziende e così capire, con una certa approssimazione, se sono bot o umani. Insomma, un’intelligenza artificiale che scopre (a mo’ di
test di Turing) altre intelligenze artificiali. Il campione sono aziende con un minimo di 10mila follower e il software ne ha analizzato al massimo altrettanti. Si tratta di 13 aziende internazionali nel mondo, sei internazionali in Italia e venti italiane.

«Finalmente possiamo riaprire il dibattito sul valore economico dei “sottoscrittori”», dice Calzolari. «Il numero di follower non è più un valido indicatore della popolarità di un soggetto presente su Twitter e non si potrà più prescindere da approfondimenti di carattere qualitativo. Molte delle aziende prese in considerazione hanno delegato a terzi le attività di pubbliche relazioni sui social network. In alcuni casi i responsabili delle web agency o dei centri media hanno scelto scorciatoie per dimostrare alle aziende, a loro insaputa, che le attività hanno avuto successo portando tanti nuovi utenti». 

E' bene però ricordare che non tutti i bot-follower sono a pagamento. Spesso arrivano perché sono robot che studiano gli account a scopi di marketing, senza che l'utente lo abbia richiesto. Ovviamente le aziende con più follower "naturali" sono anche quelle che attirano più bot.    

La principale evidenza dello studio è insomma che gli account fasulli non sono un’esigua minoranza. Non è detto che siano acquistati. Ed è un fenomeno perverso nei social media. Probabilmente il mercato social, maturando, andrà nella direzione indicata da Camisani Calzolari: verso un uso autentico dei nuovi media da parte delle aziende. Perché è il solo che, nel medio-lungo periodo, si dimostrerà efficace per rinnovare la comunicazione tra aziende e pubblico. Nel frattempo, lo studio di Calzolari lancia uno stimolo di riflessione a noi tutti (e non solo agli addetti ai lavori): attenti a giudicare un’azienda dando un’occhiata superficiale all’attività generata sui social network. È bene approfondire, per distinguere il vero dal falso. Su Internet come su altri mezzi.

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Fonte : Wired.it

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